L’ex missionario varesino rapito: i guerriglieri trattano sul riscatto

Angera (Varese), 21 marzo 2016 - Segnali di speranza sulla sorte dell’ex missionario Rolando Del Torchio, rapito nell’isola di Mindanao, nelle Filippine. La Farnesina, nell’arco dei mesi successivi alla scomparsa, ha continuato a lavorare sottotraccia, nel silenzio, per riportare a casa il 57 enne originario di Angera, paese sulla sponda lombarda del Lago Maggiore, in provincia di Varese. Un lavoro che avrebbe portato all’apertura di un contatto con i sequestratori che, da quanto si è saputo da alcune fonti, potrebbero aver chiesto un riscatto in cambio della restituzione dell’uomo. In questo caso, Del Torchio sarebbe ancora vivo. L’ipotesi, quindi, è quella di un rapimento per mano di gruppi in cerca di denaro per finanziarsi. Uno scenario ritenuto più plausibile rispetto a quello di un gesto dal movente politico. Si parla di bande, come il “Commander Red Eye“, ritenute vicine ad Abu Sayyaf, gruppo terrorista di matrice islamica che nelle Filippine ha la sua roccaforte sull’isola di Jolo, la più grande dell’arcipelago delle isole Sulu, tra Mindanao e il Borneo.

«Dallo scorso 7 ottobre stiamo vivendo giornate drammatiche», spiega Daniela Del Torchio, cugina dell’ex missionario. Rolando vive nelle Filippine ormai da 28 anni, da quando nel 1988 arrivò sull’isola di Mindanao da missionario del Pontificio istituto missioni estere e dove scelse di rimanere anche dopo aver dismesso la tonaca, nel 1996. Una scelta che tuttavia non gli ha impedito di mantenere i legami con Angera, dove saltuariamente tornava organizzando raccolte fondi e serate di sensibilizzazione sulla situazione della martoriata isola di Mindanao. «Siamo in contatto con la Farnesina - prosegue Daniela Del Torchio - che sta lavorando costantemente. Non perdiamo la speranza, anche se l’attesa sta diventando lunga: non vediamo l’ora di riabbracciarlo». Un auspicio condiviso da molti ad Angera, dove i parenti di Rolando Del Torchio gestiscono una storica gastronomia. La famiglia però, a meno di clamorosi colpi di scena nei prossimi giorni, trascorrerà la Pasqua senza di lui. «Siamo in attesa di evoluzioni - spiega il sindaco del paese, Alessandro Paladini Molgora - e rimaniamo vicini alla famiglia. Si respira un clima di attesa rassegnata, perché in questi casi i tempi rischiano di allungarsi».

Le forze dell’ordine filippine non hanno mai smesso di cercare l’ex missionario, scomparso in una zona insanguinata da attentati e violenze, dove gestiva il ristorante che lo scorso 7 ottobre è stato assaltato dal commando di rapitori. Un territorio dove si è creata una micidiale miscela tra radicalismo religioso e indipendentismo, storicamente presente a Mindanao, isola del sud delle Filippine che si oppone al governo di Manila, e dove operano numerosi gruppi in cerca di denaro per acquistare armi e finanziare attentati. Con uno di questi gruppi sarebbero state aperte trattative che, in caso di esito positivo, potrebbero sfociare nel rilascio dell’ex sacerdote. Oltre a Rolando Del Torchio, sono numerosi gli italiani che in passato hanno subito rapimenti in zone del mondo insanguinte da guerre e lotte armate. Azioni che spesso si sono concluse con la liberazione e, a volte, sono sfociate in tragedia. Continua purtroppo a non esserci alcuna notizia del gesuita padre Paolo Dall’Oglio, scomparso in Siria nel 2013. I suoi fratelli racconteranno la loro esperienza il 26 marzo, nella chiesa parrocchiale di Borsano a Busto Arsizio, in occasione del Sabato Santo che precede la Pasqua. Anche in questo caso, i parenti continuano a coltivare la speranza.

di ANDREA GIANNI

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